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Troiane

Note di traduzione

Le Troiane, che Euripide portò in scena nel 415 a.C., propongono una versione della guerra di Troia, non dal punto di vista degli eroi greci, quali Agamennone, Aiace, Filottete, ma dal punto di vista delle donne sconfitte che, private dei mariti, dei figli, della patria, dello status regale, sono ridotte in schiavitù: riunite intorno a Ecuba, mater dolorosa, le Troiane, sia principesse che cittadine, sono dalla vecchia regina dirette in un lungo e straziante canto funebre, che percorre il dramma, dove al tema del loro triste destino fa da sfondo la punizione da infliggere ai Greci durante il viaggio in mare di ritorno verso la patria. 
La traduzione delle Troiane, nelle quali il messaggio del mhde;n a[gan applicato alla guerra nfluisce sull'impianto tematico, poetico e drammaturgico, deve dunque fare i conti con il tono e lo stile monocorde, che caratterizzano questa tragedia e che sono usati da Euripide, al fine di mettere in evidenza come la distruzione provocata dalla guerra implichi la desertificazione fisica e morale dei luoghi colpiti: non più palazzi, non più templi, non più dèi, ma solo il nulla, un desolante nulla. 
Il lavoro interpretativo svolto da Theatron ha scelto di allinearsi al lessico della rovina, del grido, del pianto distintivo delle Troiane e di conservarne l'ossessività dei termini e delle immagini ricorrenti, al fine di riprodurre il medesimo gioco di insistenza e la medesima forza espressiva dei lamenti, costruiti da Euripide in virtù dell'uso di interiezioni di dolore, di figure etimologiche e retoriche, la cui presenza contribuisce ad innalzare il pathos.
La traduzione così elaborata da Theatron propone quindi un'interpretazione sonora di questa tragedia che, proprio nella drammatica ricorrenza delle linee tematiche e lessicali trova la sua forza evocativa.
Anna Maria Belardinelli e gli studenti del Laboratorio di Theatron

Note di regia

Le “Troiane” di Euripide sono un lungo, lancinante grido contro l'ottusità della guerra e la vile quanto meschina sopraffazione che la brutale arroganza maschile perpetra da sempre sull’universo femminile. Un grido urlato con forza che riecheggia ininterrottamente da duemilaquattrocento anni ma che resta troppo spesso inascoltato e la cui risonanza risulta essere del tutto inefficace a smuovere le nostre esistenze ormai assuefatte ad ogni genere di abbrutimento e di orrore.
La riproposta di questa tragedia che Theatron, attraverso il laboratorio di traduzione prima e di messa in scena poi, vuole attuare si sostanzia nel tentativo di decontestualizzare la vicenda da ogni connotazione spazio/temporale, per attribuire un valore “assoluto” ai versi di Euripide la cui forza sia in grado di scuotere le nostre coscienze da troppo tempo sopite. 
Lo spazio scenico delineato esclusivamente in un angolo da resti drammaticamente carbonizzati di oggetti preziosi o semplici utensili di uso quotidiano, è mosso da un continuo moto circolare che intende dar forma alla ciclica stupidità con la quale l’uomo distrugge se stesso ed è abitato da donne/madri chiamate a dar voce e corpo a quel coro di donne che piange la sorte ingiusta a loro capitata, che subisce violenze inumane, che si scaglia con livore contro colei che pare essere la causa e l’origine di tanto scempio.
Il tempo, meglio il senso dell’attesa, elemento fondamentale di questa opera, è scandito e segnato da alcuni tappeti musicali estremamente suggestivi, e da un Leitmotiv composto appositamente per questa messa in scena dal M° Giacomo Zumpano, talmente struggente da sfidare anche gli animi meno suggestionabili, per supportare e solidificare l’intero impianto registico volto a riproporre una tragedia dal travolgente calore umano e dall’appassionante impatto emotivo.
Adriano Evangelisti

Coordinamento: Anna Maria Belardinelli
Ideazione e regia: Adriano Evangelisti

Laboratorio di traduzione:
Aretina Bellizzi
Gianmarco Bianchini
Roberta Carlesimo
Francesco Carriere
Luigi Di Raimo
Ketty Galiano
Domenica Pannuti
Andrea Stella
Mayra Vitagliano

Laboratorio di messa in scena:
Gaetano Alfano Lettere e Filosofia
Aretina Bellizzi Lettere e Filosofia
Irene Cangemi Lettere e Filosofia
Roberta Carlesimo Lettere e Filosofia
Roberto Castello Farmacia e Medicina
Elena Ciciani Lettere e Filosofia
Gabriele Claretti Lettere e Filosofia
Mattia Colucci Giurisprudenza
Ilaria Del Gaudio Lettere e Filosofia
Barbara Fraccascia Medicina e Chirurgia
Ketty Galiano Lettere e Filosofia
Elena Giuliano Architettura
Filippo Iori Lettere e Filosofia
Silvia Malatesta Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione
Emanuele Marchetti Lettere e Filosofia
Margherita Medugno Medicina e Chirurgia
Gioia Mengoni Lettere e Filosofia
Marianna Muggianu Ingegneria dell'informazione, informatica e statistica
Francesca Pimpinelli Scienze Matematiche Fisiche e Naturali
Alessandro Rossetti Lettere e Filosofia
Anna Clara Sileo Scienze Matematiche Fisiche e Naturali
Mattia Spedicato Lettere e Filosofia
Gabriele Veroi Medicina e Chirurgia
Mayra Vitagliano Lettere e Filosofia

con la partecipazione di Laura Trampetti Liceo Classico “Dante Alighieri” e di Riccardo Piras

Aiuto regia: Luigi Di Raimo Lettere e Filosofia
Assistente alla regia: Tommaso Suaria Lettere e Filosofia
Assistente all’organizzazione: Giulia Sergi Economia
Costumi: Cicci Mura
Elementi di scena: Susanna Clemente Architettura
Foto di scena: Fabrizio Margiotta Lettere e Filosofia

 

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